Proud now
Corpo, intelletto e spirito: moto d'orgoglio trinitario.
La mia prima newsletter, un anno fa, si intitolava Pride to be1. Un titolo nato, all’inizio del Pride Month2, mentre mi stavo ancora interrogando profondamente su me stessa, sospesa tra la ricerca di un senso e il bisogno di rivendicare la mia esistenza.
In un anno, sento che quel cammino è cambiato. L’obiettivo non è più un sfocato e l’orgoglio non è ancora da raggiungere, ma è qui. È adesso.
So di non essere perfetta: non lo sono nel corpo, non lo sono nella mente e non lo sono nello spirito. Ma sapete che c’è? Va bene così. La perfezione non è di questo mondo e non dovrebbe essere nemmeno un ideale a cui mirare.
Corpo
La mia professoressa di arte del liceo sosteneva che la bellezza fosse oggettiva; che ti possono piacere i mori quanto vuoi, ma che Brad Pitt è oggettivamente bello e lo zio Peppino no; che il corpo ideale è quello del Doriforo di Policleto, proporzionato in otto parti esatte, e l’8, non a caso, è il simbolo della perfezione. Ma a una classe di sole adolescenti, quella stessa professoressa ha insegnato anche un’altra verità: che la Venere di Willendorf, bassa e grassa, la Venere di Milo, senza braccia, e la Venere Italica del Canova rappresentano la stessa identica cosa: la divinità della bellezza. Non è solo l’ultima, a meritare l’aggettivo “bella” solo perché risponde agli standard che la società oggi accetta.



Eppure, crescere da adolescente in un corpo non conforme, quando il mondo ti instilla l’idea che la bellezza canonica sia l’unico punto di arrivo, significa sentirsi costantemente inadeguata. Significa avere paura della relazione, perché tutte le tue coetanee sembrano in una posizione di immenso vantaggio: camminano dritte, senza bisogno di ausili, con un’andatura sicura che ai tuoi occhi le fa apparire come versioni bergamasche di Gigi Hadid.
Intelletto
Quando percepisci il tuo corpo come “difettoso”, scatta un meccanismo di difesa: ti rifugi altrove. Ti focalizzi sulla psiche, sull’intelletto. Pensi: dove non arrivo con il corpo, arriverò con la mente. Scegli di separare le due cose e di rintanarti in una comfort zone intellettuale. Non ti presenti al mondo attraverso il tuo corpo disabile, ma attraverso un’intelligenza brillante. Ti butti nello studio, sui libri, nel lavoro concettuale, e ti convinci che possa bastare. Te ne convinci perché l’ambiente circostante ti restituisce sguardi e voci che dicono: “Sì, beh, però è intelligente”.
Ti accorgi che la mente da sola non basta solo quando inizi il faticoso, ma liberatorio lavoro di decostruzione. Lì comprendi il prezzo di quel rifugio. Questo isolamento, questa paura del rifiuto corporeo, ha inevitabilmente influenzato per anni il mio modo di rapportarmi - o di non rapportarmi - con gli altri.
Spirito
Oggi so che corpo e intelletto non sono frammenti separati in lotta tra loro, ma respirano insieme a una terza dimensione: lo spirito. Per anni ho vissuto la mia spiritualità all’interno del cattolicesimo quasi per inerzia, come l’esito automatico dell’educazione ricevuta. Oggi scelgo di continuare questo cammino di fede in modo nuovo e libero. Non lo faccio per una promessa di eternità, ma per l’esempio radicale di empatia e giustizia che traggo dal messaggio evangelico. Certo, i dubbi restano, e come canta Fabrizio Moro, spesso “ mi domando soltanto perché Gesù Cristo è morto in croce per me...”.3
Ma è proprio qui che il mio percorso spirituale si intreccia con una comprensione più ampia della mia stessa esistenza. In God Save the Queer4, Michela Murgia offre una prospettiva liberatoria: la Trinità cristiana non come un dogma rigido, ma come il modello più puro di relazione orizzontale. Dio non è un monarca solitario che esercita un potere dall’alto, ma un’essenza comunitaria che si esplica in tre identità distinte che esistono solo nell’atto di amarsi e accogliersi, senza dinamiche di possesso, ruoli di genere o gerarchie piramidali.
Se ognuno di noi in quanto unione indivisibile di corpo, mente e anima è una piccola forma di trinità in terra, allora anche il nostro modo di stare al mondo e di amare può liberarsi dalle gabbie della tradizione.
Questa consapevolezza ha rivoluzionato il mio modo di intendere la socialità. Ho capito che non voglio stabilire gerarchie rigide nei miei rapporti, né catalogare le persone in comparti stagni. In questo rifiuto delle etichette sento una profonda affinità con l’idea murgiana di queerness: una rete orizzontale di affetti scelti, dove le relazioni non sono dettate da legami di sangue o da ruoli sociali prestabiliti, ma dalla cura reciproca, dalla presenza costante e da una co-responsabilità emotiva che scavalca ogni forma di controllo.
So di avere ancora tanta strada da fare, ma riconnettere queste mie tre dimensioni mi ha dato la forza di fare pace con la mia interezza. Ho smesso di nascondere il corpo dietro l’intelletto o la fede dietro la consuetudine. Oggi sento di poter esistere pienamente: non più in un ipotetico futuro, ma qui, in questo esatto momento.
Proud now.5
Le immagini e le relative didascalie sono tratte dal sito Arte Svelata
Pride to be
Ciao, benvenuta in questo nuovo spazio, che ho creato per dare forma ai miei pensieri e alle mie elucubrazioni mentali, ma soprattutto per smettere di lasciarle solo mie.
Il titolo significa “Orgoglio in divenire”. C’è un gioco di parole con Bride to be “Sposa a breve”. Traduzioni mie.
Giugno è il mese dedicato a celebrare, supportare e visibilizzare le persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali, asessuali e altre identità). Per celebrarlo ho pubblicato anche un’altra newsletter in collaborazione con Sbirilla | Giovanna Errore incentrata su Heated Rivalry, serie tv di produzione canadese diventata un fenomeno culturale negli ultimi mesi. La trovi qui.
M. Murgia, God Save The Queer, catechismo femminista, Einaudi 2022
Orgogliosa adesso. Traduzione mia.





Ehi, è già passato un anno??? 💗
Conservo il pezzo sul corpo per tutte le volte in cui mi sentirò inadeguata in questa caldissima estate. Venere dalla ciccia strabordante che crea dei cerchi concentrici e quindi, in qualche modo, un perfettissimo 8.