Libertà in caduta libera
Quando i simboli cadono e la forza pretende di governare
Il 16 dicembre scorso, in Brasile, una copia della Statua della libertà è stata divelta dal vento, spezzata, rovesciata a terra come un simbolo troppo leggero per resistere alla tempesta. Non era l’originale, ma i simboli non hanno bisogno di essere autentici per dirci qualcosa di vero: la libertà è in caduta libera.
Nei primi anni della mia giovinezza, coltivavo il mito del sogno americano. Compravo gadget con la bandiera a stelle e strisce. Non tanto perché il rosso e il blu siano i miei colori preferiti, ma perché credevo davvero, ieri come oggi, nell’idea potente che quel vessillo racconta: l’unità nelle differenze. Cinquanta Stati sotto la stessa bandiera. Storie, corpi, valori diversi che non si annullano, ma convivono.
Il presidente Obama sembrava la dimostrazione vivente che valorizzare le differenze non fosse solo uno slogan buono per i poster elettorali, ma una possibilità concreta. Yes we can non era una promessa vuota: era un invito collettivo a provarci insieme. Dopotutto, parliamo della nazione che ha sancito nella propria Dichiarazione d'Indipendenza un concetto rivoluzionario: il diritto inalienabile alla ricerca della felicità.
Ma il crollo non è solo oltreoceano. Gli Stati Uniti vengono spesso presi a modello a priori, nel bene e nel male, e oggi quel clima di odio e polarizzazione che spacca l’America riverbera con forza nelle nostre città, nelle nostre piazze e nei nostri ambienti quotidiani. L’arroganza è diventata un linguaggio universale.
La libertà, invece di essere un bene comune da difendere, viene piegata, usata e lasciata cadere proprio come quella statua in Brasile. Il potere è tornato a essere scambiato per leadership, e i diritti vengono trattati come concessioni revocabili.
Forse il motto “Yes we can” oggi suona ingenuo, ma è proprio ora che diventa necessario. Non come slogan, ma come responsabilità condivisa. È proprio quando un’idea smette di essere “di moda” che diventa politica nel senso più nobile del termine.
In un tempo che premia la forza bruta, scegliere di fare la nostra parte — restando umani, scegliendo l’empatia al posto del disprezzo — è già un atto di resistenza e di ri-esistenza.



Chiara, hai toccato un tasto estremamente delicato.... È un principio sempre valido, e certamente da perseguire, nell'ambito sociale, e che dovrebbe essere altrettanto valido in ambito politico. La realtà attuale del nostro mondo ci sta invece gridando a gran voce che si sta andando in un'altra direzione, spinti più che altro da desideri di potere e interessi economici. ... E ciao diritti e libertà!
Un abbraccio!